Oh che bel castello! |
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| La voce dei cittadini |
| Scritto da Claudio Coda |
| Mercoledì 08 Febbraio 2012 12:27 |
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Alla televisione negli anni ’60, tra una trasmissione e l’altra, andava in onda come riempitivo : INTERVALLO, facendo scorrere delle immagini di panorami o greggi di pecore accompagnate da sottofondo musicale tratto Toccata da “sonata gravicembolo” di Pietro Domenico Paradisi (1707-1791). Un vero rilassarsi. Niente stonate incursioni di martellante pubblicità fornita a decibel al massimo. Tutto molto soft e abbandono totale. Ora io provo, come INTERVALLO riempitivo alle proposte editoriali (a dir il vero, non frequenti) de Sas Boghes, uno scorrere di immagini accompagnati da una filastrocca.
Però, musicatela Voi. Oh che bel castello ! “Oh che bel castello marcondiro ndiro ndello, (Giovanni Manca sindaco Osilo)
"Il mio è ancora più bello marcondiro ndiro ndello,
"E noi lo ruberemo marcondiro ndiro ndello, e noi lo ruberemo marcondiro ndiro ndà"
“E noi l’hàmus a cuare marcondino ndiro ndello, e noi l’ hàmus a cuare marcondino ndiro ndà” “E gài no l’hàna a bidere marcondiro ndiro ndello E gài no l’hàna a bidere marcondiro ndiro ndà” (Giancarlo Cossu sindaco Chiaramonti) Così la canzonata filastrocca. In maniera diversa e articolata la racconta il Conte Alberto Ferrero della Mormora (1804-1878) “……non lontano da Martis si trova il villaggio di Chiaramonti, così nominato senza dubbio per la sua posizione, in cima d’una cresta, che domina da una parte la vallata di Martis, e dall’altra tutta la regione del Sasso, ed i dintorni d’Ozieri. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Matteo è fabbricata sul perimetro d’un antico castello del medio evo che ha trasmesso il suo nome al villaggio attuale, ma quello è sparito. Questo castello come quasi tutta la regione dell’Anglona, apparteneva ai Doria; esso fu loro tolto nel 1348 da Rambod di Cabrera; in seguito fu restituito dal re, nella pace del 1350 ai fratelli Brancaleone e Matteo Doria, che ebbero pure in feudo Monteleone, ed altre località dell’isola in cambio dei loro diritti su Alghero. Nel 1355 per una convezione fatta tra il Re e Pietro e Matteo Doria, i castello di Chiaramonti, e quello i Roccaforte, come pure il Castel-Genovese furono consegnati temporariamente all’arcivescovo d’Arborea fino alla decisione del Papa. Dopo nuove discussioni e la morte di Matteo Doria, il suo nipote Branca ricevette nuovo dal Re’ l’investitura di molti feudi, tra i quasi si trovò compreso il castello in discorso. Da quel tempo non figura più nella storia dell’isola (1). Chiaramonti era conosciuto, ora un secolo, per cause d’uno dei suoi abitanti appellato Giovanni Fais che nell’età di 15 anni aveva commesso un omicidio a Nulvi, ed indi divenne un bandito terribile. Esso f u ucciso a tradimento all’età di 75 anni, nei 60 anni che menò la vita di bandito, e di capo di quadriglia, non fece altro che spargere il terrore nel paese e bagnarsi le mani nel sangue dei suoi compaesani e dei soldati reali. Il principale suo rifugio era l’altipiano scabroso, e selvatico detto il Sassu……(2).”(Itinerario dell’Isola di Sardegna- Edizione anastatica Alagna Cagliari 1868 pagg. 670-671) Note dello Spano: (1)”Di rimpetto a questo castello vi è una rocca piana detta Codina Rasa. In questa si accampò Guglielmo di Narbona per assediare il castello d’incontro, ch’era occupato nel 15 febbrajo 1412 da Nicolò Doria”. (2)”Chiaramonti è stato sempre ager sanguinis (n.d.a.territorio sanguinario). Ora però è moralizzato e dato al lavoro. E’ la patria del celebre poeta ed improvvisatore Francesco Canu, di cui ho riportato molte canzoni popolari nella mia raccolta. (Cagliari 1863). Ma più è celebre per esser culla del Teol. Salvatore Cossu, rettore della mia patria Ploaghe, il decano dei Parrochi della diocesi, ed autore di molte opere catechistiche, istruttive, oratorie, e poetiche in lingua vernacola. Nel villaggio vi era un Convento di frati Carmelitani fondato nell’anno 1587, ora soppresso. Fu eretto a spese del Comune, obbligandosi di provvedere la chiesa di paramenti, ed il grano per il sostentamento dei frati. Ma pochi anni appresso lo volevano abbandonare, adducendo che frati vi morivano di fame, y que no es lloch que puyan habitar religiosos por la molta fam y necessitat que patexen. Ma vi furon obbligati con sentenza, come risulta dagli atti e Procura riportati in un vol. della Cancelleria di Cagliari, a F 35, dell’anno1594”. Quanto esposto è di parte storica. Per quella paesaggistica, riponiamo fiduciosi nella sensibilità dell’Amministrazione, in questa ultima fase più disponibile all’ascolto di suggerimenti dei cittadini. Non ne azzardo il motivo, perché potrei sbagliare, ma …. se non ora quando? Il suggerimento è: la cimatura, o l’ipotesi dello sradicamento dei pini, che nulla hanno a che fare con le essenze vegetali-arboree presenti in alta Anglona. Tantomeno al San Matteo che, così rigogliosamente ben nutriti, ne impediscono la visuale panoramica del compendio dal lato A ( versante la Croce- strada Sassari-Tempio). Mentre il lato B (versante Martis), a mio parere quello più interessante, mostra tutte le sue fattezze: azzardo costruttivo, proporzionalità degli elementi architettonici, richiami storici e non solo. “….Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete…” (apostolo Matteo….quello nostro) |
| Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Febbraio 2012 12:32 ) |
